Con la fama vennero anche gli onori e gli oneri. Nel 1801 Volta presenta la Pila all’Institut de France alla presenza dell’allora Primo Console Napoleone Buonaparte che lo onora della medaglia d’oro.
Successivamente, diventato Imperatore, Napoleone lo nomina Senatore del neocostituito Regno d’Italia (1809) e successivamente lo insignisce del titolo di Conte (1810).
Ma Volta era sostanzialmente un uomo semplice e schivo. Nel 1801 scriverà da Parigi alla famiglia:
“In mezzo a tante cose che devono certo farmi piacere, e che sono fin troppo lusinghiere, io non m’invanisco a segno di credermi più di quello che sono; e alla vita agiata da una vana gloria preferisco la tranquillità e dolcezza della vita domestica”.
Volta mostra la pila a Napoleone
(tela di Giuseppe Bertini, 1897, conservata nel Tempio Voltiano a Como)
Volta si era sposato nel 1794, ormai quasi cinquantenne, con donna Teresa Peregrini, da cui ebbe tre figli maschi.
Dopo l’invenzione della Pila, in parte per gli impegni politici, in parte per l’attaccamento alla famiglia, Volta praticamente abbandona l’attività di ricerca e, quasi del tutto, la didattica. Nel 1804 chiede e ottiene di essere sostituito nella docenza, ma l’anno successivo, aderendo a un invito cordiale quanto fermo dello stesso Imperatore, riassume l’insegnamento, seppur limitato a poche lezioni all’anno.
Il distacco finale dall’insegnamento avviene nel 1813, ma il governo imperiale prima e quello austriaco poi, per non privare l’Ateneo dei preziosi servigi del grande fisico, lo nominano Direttore della Facoltà di Filosofia, carica che Volta accetta ben volentieri per poter seguire i figli durante i loro studi universitari.
Nel 1814, oltre alla delusione per la caduta di Napoleone, è colpito da una grave disgrazia familiare: la morte improvvisa del figlio prediletto Flaminio.
Nel 1819 si ritira definitivamente nella casa di campagna a Camnago, dove muore il 3 marzo 1827.