Nel 1745 alcuni ricercatori, nel tentativo di elettrizzare, in maniera non convenzionale, l’acqua, si imbattono in un fenomeno straordinario, quanto inaspettato. Secondo le teorie correnti, infatti, per elettrizzare un corpo esso deve essere isolato in modo tale che il fluido elettrico rimanga su di esso. Ignorando questa regola, un incauto avvocato di Leida di nome Cunaeus cerca di elettrizzare l’acqua contenuta in una bottiglia di vetro tenendola in mano, invece che su un supporto isolante. Toccando inavvertitamente con l’altra mano il primo conduttore della macchina elettrostatica, il malcapitato sperimentatore riceve una tremenda scossa elettrica.
L’esperimento di Leida
(illustrazione settecentesca)
Era stato realizzato un primo “condensatore di elettricità” (comunemente chiamato bottiglia o caraffa di Leida). Con la bottiglia di Leida i segni elettrici prodotti dalla scarica del primo conduttore vengono fortemente amplificati e tale strumento diviene di uso comune in tutti i laboratori e i salotti aristocratici, anche se il suo funzionamento rimane in gran parte oscuro. Non passa un anno che il Nollet, al collegio di Navarra, fa provare la scossa a più di seicento soldati che si tengono per mano.