Nel 1782, Volta realizza uno strumento che è in grado di
rivelare quantità di elettricità tanto deboli, che gli elettroscopi allora a disposizione non potevano da soli evidenziare; perciò propone il nome di “microelettroscopio” o di “condensatore dell'elettricità”.
L'apparato consiste di due dischi metallici sovrapposti, tra loro separati da un sottile strato di resina isolante. Si mette in comunicazione il disco superiore con un corpo carico, mentre
Condensatore a dischi di Volta
il disco inferiore viene messo in contatto con il suolo. Tolti entrambi i contatti, si alza, mediante un manico isolante, il disco superiore e si verifica con un elettroscopio che esso dà segni di elettricità, anche se il corpo da solo non era in grado di darne alcuno.
Successivamente Volta modifica l’apparato, unendolo direttamente a un elettroscopio. In un primo tempo realizza questa unione in un modo piuttosto curioso: avvita al bottone dell’elettroscopio un piattello metallico, usa come secondo piatto del condensatore la mano e come isolante si serve
Elettrometro condensatore
a foglioline d’oro originale
“…ordinariamente d’una zona di taffetà cerato o verniciato, che forma come un mezzo guanto aperto d’ambo i lati, nei quali entrano quattro diti riuniti della mano”.
Solo verso il 1799, mentre compie i suoi studi sul potere elettromotore dei contatti bimetallici, Volta descrive la forma dell’elettroscopio condensatore che viene comunemente riportata dai testi di fisica:
Autografo di Volta: esperimenti con l’elettrometro condensatore
(da Cart. Volt J. 6)
“Sopra uno dei soliti elettrometri a boccetta … avvito un piattello di ottone del diametro di 2 in 3 pollici leggermente incrostato di ceralacca; il quale poi, per avere un ottimo condensatore, il copro di un altro simile piattello nudo che lo combacia a dovere, guernito di un manico, per poterlo comodamente levare e riporre”.