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MUSEO DI MINERALOGIA: cenni storici



Il Museo trova le sue origini verso la fine del XVIII secolo, dalla sezione "regno minerale” del Museo di Storia Naturale fondato nel 1772 da Lazzaro Spallanzani. Dopo la morte dello Spallanzani resse, le sorti della sezione "regno minerale" del Museo il prof. Giuseppe Mangili: sotto la guida di Mangili e dei suoi successori (Giovanni Maria Zendrini, Giuseppe Balsamo Crivelli, Leopoldo Maggi, Torquato Taramelli, Achille Sartorio, Francesco Sansoni) il materiale fu costantemente sottoposto a nuove classificazioni ed arricchito di nuove collezioni. A partire dal 1883, il Museo di Mineralogia, affidato a Francesco Sansoni, fu separato da quello di Geologia, la cui direzione restava a Taramelli. Questa separazione era in relazione con quanto stava succedendo negli altri musei italiani ed europei in generale; infatti gli studiosi di mineralogia si potevano considerare fino alla fine della prima metà dell'800 dei naturalisti in senso lato, mentre fu solo nella seconda metà del secolo scorso che si vennero ad affermare le specializzazioni fra gli argomenti naturalistici. L'insegnamento di Storia Naturale si trasformò dapprima in Mineralogia e Geologia, che successivamente si scisse ulteriormente nelle due diverse branche. Dall'inizio degli anni Trenta del ‘900 il museo fu solo parzialmente sistemato nei nuovi locali dell'Istituto di Mineralogia. Le collezioni vennero ristrutturate in modo da comprendere una sezione mineralogico-cristallografica ed una sezione petrografico-mineraria. In questo periodo si verificò un arresto dello sviluppo del museo, che si protrasse per tutta la durata della seconda guerra mondiale (periodo in cui il museo fu ammassato in una stanza della cantina cui venne murata la porta di ingresso per evitare la requisizione e il trasferimento in Germania) e per diversi anni dopo la sua fine. Negli anni Sessanta-Settanta, con forte incremento della popolazione studentesca per la Facoltà di Scienze e la conseguente necessità di reperire nuovi spazi per laboratori e studi, il Museo venne trasferito dagli ampi locali in cui finalmente aveva trovato posto da decenni in una zona più ristretta, ma ancora sufficientemente decorosa, dove rimase fino al 1993. Dal 1993 il Museo è stato trasferito, insieme al Dipartimento, nel polo scientifico dell’area Cravino.