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Il palazzo dell'Università
Nel 1361 Carlo IV, su richiesta di Galeazzo II Visconti, vicario imperiale, fondò a Pavia uno 'Studium generale', con privilegi analoghi a quelli delle scuole di Bologna, Parigi e Montpellier.
In seguito Gian Galeazzo lavorò instancabilmente per consolidare l'istituzione e nel 1389 otteneva da Papa Bonifacio IX un riconoscimento con l'ulteriore privilegio di esercitarvi anche l'insegnamento teologico.
Alla fine del secolo l'Università era ormai fiorente; gli studenti erano numerosi e provenivano anche d'oltralpe.
Lo Studio era costituito da due Università distinte, dei giuristi (Diritto Civile e Canonico) e degli artisti (Medicina, Filosofia e Arti Liberali). A capo dell'Università veniva eletto annualmente un rettore che era in genere uno studente che avesse superato i venti anni.
Si conferivano gradi accademici a tre livelli: il bacellierato, la licenza e il dottorato. Malgrado le difficoltà politiche e gli inevitabili disagi dovuti alle guerre e alle pestilenze, l'Università conobbe nel quattrocento un periodo di grande fioritura. Nel 1412 Filippo Maria Visconti consolidava lo Studio pavese chiamandovi maestri illustri e confermando gravi pene volte a impedire che gli studenti andassero a studiare altrove.
In origine non esisteva un unico edificio destinato agli studi: le lezioni si tenevano nelle case private e nei conventi che offrissero locali adatti, o nello stesso palazzo del Comune. Solo sul finire del Quattrocento Ludovico il Moro destinò allo Studium un palazzo in Strada Nuova appartenuto ad Azzone Visconti.
L'edificio, che confinava con l'ospedale S. Matteo, a seguito della ristrutturazione cinquecentesca (1534) presentava già due cortili a loggiati sovrapposti che corrispondono approssimativamente a quelli attuali di Volta e dei Caduti.
Tra il 1661 e il 1671 ci fu un'ulteriore intervento, ad opera dell'architetto Giorgio Pessina che riorganizzò i doppi portici aggiungendo colonne doriche binate, progettò balaustre decorate con pilastrini per il piano superiore e diede agli archi un inusuale profilo poligonale.

Nel XVIII secolo, Maria Teresa d'Austria, nell'ambito del suo nuovo piano per la migliore direzione e riordino dell'Università' propose una modernizzazione dell'antico edificio. L'incarico fu affidato all'architetto Giuseppe Piermarini che si occupò della facciata e quindi dei cortili dove arrotondò gli archi e sostituì la copertura a cassettoni dei loggiati con soffitti a volta.
Fu durante questo periodo che fu costruita l'aula Foscolo, che fu più tardi decorata da Paolo Mescoli nel 1782.
Nel 1783, l'Imperatore Giuseppe II donò all'Università l'ex Monastero di Leano, una parte del quale fu destinata alla Facoltà di Teologia per la quale Leopoldo Pollack realizzò un autonomo corpo di fabbrica, articolato intorno a un terzo cortile in asse coi due originali dei quali riprese il motivo del doppio loggiato con colonne doriche binate.
Al piano superiore costruì un teatro fisico semicircolare, ora conosciuto come AulaVolta, che era simile al teatro anatomico, oggi Aula Scarpa situato nel cortile di medicina. All'inizio del XIX secolo, anche la parte meridionale del Monastero di Leano fu assorbita dall'Università e Giuseppe Marchesi completò il braccio di fabbrica fino a via Mentana.
Allo stesso architetto si deve la nuova Aula Magna costruita tra il 1845 e il 850, con un pronao composto di colonne corinzie ispirato al modello di un tempio greco. Nel 1932, dopo che i dipartimenti medici furono trasferiti nella loro nuova sede in Viale Golgi, l'Università acquistò l'ampio complesso del XV secolo che un tempo apparteneva all'Ospedale San Matteo.

Per una mappa dei monumenti della città: http:\\www.comune.pv.it/homepage/pavia.htm#Anchor-22257

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Cortile di Volta

Il Cortile Volta appartiene all nucleo del XV secolo dell'Università, ma il suo aspetto è il risultato della ristrutturazione di Pessina del XVII secolo ed è riconducibile alla tradizione manieristica lombarda. Ha un perimetro rettangolare con un doppio portico di colonne doriche di granito binate con una balaustra a pilastrini.

In origine chiamato il portico legale, poiché era circondato dalle aule della Facoltà di Legge, deve la denominazione corrente alla presenza della statua di Alessandro Volta scolpita da Antonio Tantardini nel 1878 in occasione del centenario della nomina di Volta a professore di fisica sperimentale a Pavia.

Volta è raffigurato in toga professionale con la pila nella mano sinistra . Nei muri perimetrali, sotto il portico si possono ammirare numerose pietre tombali e epigrafi in memoria. Le più antiche e interessanti risalgono al XV e XVI secolo e sono dedicate ad alcuni dei più famosi insegnanti di Pavia.

 




L'aula Volta

Lo svolgimento di lezioni aperte al pubblico, nelle quali la teoria fosse accompagnata da esperimenti (i più interessanti) era esplicitamente previsto nel piano di rinnovamento dell'Università voluto da Maria Teresa. Per accogliere il folto pubblico che assisteva alle lezioni di Volta, Giuseppe II, nel 1785 ordinava la costruzione di una nuova aula per la Fisica da collocarsi nel lato est del Portico Teologico. I lavori vennero affidati all'architetto Leopoldo Pollack, che li concluse nel 1787. L'aula ripete lo schema del Teatro Olimpico del Palladio a Vicenza, con cui presenta analogie sia strutturali sia decorative. Anche il motivo delle nicchie con statue costituisce una chiara citazione di Palladio. Essendosi danneggiato l'originale soffitto piano, l'architetto Marchesi lo sostituì, dopo il 1828, con l'attuale copertura a conchiglia.
Dietro la cattedra è collocato il busto di Volta, opera dello scultore Giuseppe Comolli (XIX sec.). sul piedistallo è incisa l'epigrafe dettata dall'abate Pietro Configliacchi. Sulla parete sopra la scultura sono raffigurati i più importanti strumenti scientifici inventati da Volta. In particolare, sul lato sinistro, si vedono un elettroforo, una pistola a gas infiammabile, un eudiometro e un apparato per la misurazione della dilatazione isobara dei gas; sul lato destro, invece, una presentazione di alcuni esperimenti con le rane e una pila collegata con un elettroscopio condensatore.





Aula Magna

I primi disegni di questo edificio furono messi a punto fin dal 1837 dall'architetto Marchesi e i lavori furono ultimati nel 1850. Il bassorilievo del timpano, eseguito dallo scultore Antonio Galli, rappresenta Alessandro Volta, in veste di Rettore, nell'atto di conferire un diploma di laurea. Nello stesso edificio si fondono due fondamentali tipologie del mondo classico: quella del tempio, per l'esterno, con tanto di pronao a colonne corinzie e di timpano completato da sculture, a indicare la sacralità del luogo e, per l'interno, quello della basilica, a indicarne l'utilizzo civile e pubblico.















Aula Scarpa

Nel 1785 Leopoldo Pollack venne chiamato come sostituto di Piermarini per la realizzazione del nuovo Teatro Anatomico , che venne portato a compimento dopo aver preso contatto con il professore di anatomia Antonio Scarpa per conoscere le esigenze legate alla moderna impostazione dell'insegnamento e della ricerca. La realizzazione del progetto fu tempestiva e nel 1786 i lavori volgevano al termine. L'aula semicircolare è da mettere in relazione ai modelli dei teatri antichi e all'esempio della realizzazione palladiana del Teatro Olimpico di Vicenza. Sul lato corto si aprono tre grandi finestre a tutto sesto, alle quali se ne aggiungono altre due, una per ogni parte, all'innesto del lato curvo; tra una finestra e l'altra sono dipinte delle urne cinerarie con geni alati di tipo funerario. Il motivo ad arco incominciato dalle finestre è moltiplicato dalle nicchie che si susseguono lungo tutto il lato curvo e contengono i busti marmorei di Scarpa, Panizza, Zoya, Sala, Pensa, Brambilla, Frank e Porta. La cavea, interamente realizzata in legno, è completata da balaustre a pilastrini; banchi e cattedra costituiscono due zone del tutto isolate con accessi separati. L'aula ebbe in un primo tempo il soffitto a cassettoni previsto da Pollack, come risulta anche dalle incisioni di Pietro Gilardoni del 1795, mentre l'attuale volta e la lanterna sono dovute al rifacimento del Marchesi, negli anni successivi alla restaurazione austriaca. Il soffitto ad ombrello innesta con naturalezza ogni spicchio sull'arco delle nicchie ed è dipinto da seguaci di Appiani con candelabre a grottesche pompeiane alternate a figure alate che reggono i ferri del chirurgo. La decorazione ad affresco subì un primo restauro nel 1873 ad opera dei pittore pavese Carlo Sara, su incarico del rettore Francesco Cattaneo e un successivo restauro nel 1952. Il prospetto esterno è di grande rigore formale: il muro a bugnato è interrotto dalle tre finestre ad arco rette da piccole mensole; nel timpano, un oculo contiene un vaso cinerario. L'argomento fondamentale di un'aula di anatomia, cioè la morte, è chiaramente espresso dai cippi e dai vasi funerari, perché come il periodo neoclassico esigeva, la funzione di un luogo doveva essere manifestata anche dalla decorazione. L'aula venne in seguito dedicata ad Antonio Scarpa che si era proposto di fare della scuola anatomica pavese 'la prima in Europa'. Scarpa aveva aiutato Pollack con richieste e consigli durante la progettazione dell'aula e l'aveva lui stesso inaugurata il 31 ottobre 1785 con un solenne discorso